Cultura

16 marzo 2020 Perché il turismo sarà “artigianato” e non più “industria”

Questa volta sarà la rivincita delle Piccole Italie

di Andrea Cerrato - Il dopo Covid-19 porterà una radicale trasformazione al settore del turismo, la più grande vista dopo l’avvento di Internet e dopo l’11 settembre; sicuramente la più importante per la mia generazione.

Le nostre vite cambieranno radicalmente, sono già cambiate, e questo influirà anche nelle scelte, nelle abitudini e nelle modalità di consumo e di viaggio. Alcune mode passeranno di colpo, altre vedranno un’accelerata improvvisa. Ne nasceranno di nuove.

Avremo operatori che erroneamente adotteranno la strategia più semplice e abbasseranno i prezzi creando un danno per sé e per tutto il comparto. Altri non riapriranno. Verranno a mancare nel breve periodo fasce importanti di consumatori per il nostro turismo come quello americano e canadese, tarderà a concretizzarsi il fenomeno russo e a materializzarsi quello cinese tanto atteso.

 

Cosa penso accadrà in Italia? Andranno in crisi i vecchi sistemi di gestione turistica, così come probabilmente andranno in crisi i soggetti del mercato che fino a ieri hanno usato la sfrontatezza e la prevaricazione dovuta alla loro dimensione e all' appeal costruito negli anni. Paradossalmente sono loro i più deboli in questo momento, perché più rigidi e strutturati.

Si ripartirà dunque tutti insieme e questa volta sarà la rivincita delle Piccole Italie, quelle della provincia, quelle che sono l’Italia vera, quella ancora poco conosciuta, quella che fino ad oggi non ha creduto nelle proprie potenzialità.

Avremo finalmente capito i danni che causa l’overtourism e saremo sempre più convinti che solo ciò che è naturale, lento e gentile potrà da un lato soddisfare la nostra voglia di relax, dall’altro ci garantirà sicurezza fisica e prima ancora mentale.

 

Dopo ogni grande crisi, lo sappiamo, ci sono opportunità nuove da cogliere; probabilmente sarà la volta in cui smetteremo di parlare di “Industria del Turismo”, in maniera fredda e distaccata, l’opposto di quello che deve essere invece il turismo, ma inizieremo a parlare di “Artigianato del Turismo” ovvero di un prodotto costruito su misura, genuino, unico. 

 

Cambierà così l’approccio e il linguaggio per raccontare un luogo, sicuramente le persone o meglio le comunità torneranno al centro della gestione di un sistema turistico e ne diventeranno protagoniste assolute. Cambieranno forse le destinazioni, sicuramente il modo di promuoverle.

Parole come “autentico” o “esperienziale” se prima erano semplici aggettivi per dare un finto valore aggiunto ora diventeranno la discriminante per una nuova meta di successo; una passeggiata in uno dei nostri borghi sentendo parlare i nostri dialetti, incontrare l’anziano che con un sorriso ti racconta una storia, sentire il profumo del pane sfornato che invade la via o le urla dei bambini nel giardino sotto casa, comprare nella bottega di frutta e verdura, mangiare nella trattoria, giocare a carte nel vecchio Bar Sport, andare alla sagra del paese: quell’Italia che ritroviamo nelle pubblicità di Dolce&Gabbana o nei film di De Sica, quell’Italia vera che ha creato un Italian Style che ci ha fatto diventare unici al mondo, ma che in realtà non era più quella che il turista ritrovava.

Era diventata solo più un cliché, un prodotto finto. 

 

Ecco perché il turismo sarà “artigianato” e non più “industria”, recupererà personalità, genuinità e sarà meno format da reality.

L’offerta dovrà crescere nei servizi e nell’attenzione alle esigenze delle persone. Sarà forse la volta dove la parola “for all” indicherà veramente non più una discriminazione ma un’attenzione al consumatore, al turista, a noi. Forse i luoghi torneranno a dialogare tra di loro, perché le persone si ritroveranno.

Sarà sicuramente la volta in cui si tornerà ad apprezzare un cammino, una piazza, un borgo non per quello che accade, ma per quello che è.

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