Cultura

22 maggio 2019 Gianni Goria, l'Europeo

Da Asti a Bruxelles con 641.450 voti, un record assoluto senza internet

Il 21 maggio ricorre il 25° anniversario della morte, a soli 50 anni, di Gianni Goria (1943-1994). Domenica si vota per il rinnovo del Parlamento europeo. Esattamente trent'anni fa, giugno 1989, Gianni Goria veniva eletto nella circoscrizione Nord-Ovest, con un numero esorbitante di preferenze: 641.450 voti. Un record assoluto, in una stagione in cui la propaganda elettorale viveva ancora sul passa parola, la forza dirompente della Tv era ancora un'ipotesi, internet non c'era, i telefonini neppure.

Le due ricorrenze offrono l'occasione per alcune riflessioni, in particolare su un aspetto ancora poco studiato del percorso politico e di governo dello statista partito dall'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Asti e assurto in pochi anni a ruoli di altissimo prestigio nazionale e internazionale.

Nell'ottantanove Goria aveva 44 anni ed era già un ex. Era stato sottosegretario al Bilancio, poi Ministro del Tesoro dall'83 all'87. Quindi Presidente del Consiglio, il più giovane della storia repubblicana, per una breve travagliata stagione, a cavallo tra '87 e '88. Era stato, in un certo senso, l'interprete di un primo tentativo, interrotto, di rinnovamento di una classe politica italiana che avvertiva chiari segni di una crisi incombente che sarebbe esplosa pochi anni dopo e resta tuttora non risolta, dopo oltre un quarto di secolo.

Nella primavera dell'89 il ritorno sulla scena con la candidatura europea. La sua fu una campagna innovativa per l'epoca. I risultati furono eclatanti.

A metà giugno ci fu una grande festa nel parco del Castello di Costigliole, dal tardo pomeriggio, dopo un violento acquazzone, fino a notte fonda. Il clima era quello delle nostre sagre: volontari di tante Pro Loco a servire prodotti tipici, la Banda di Portacomaro che lo salutò con le note del Te Deum di Charpentier, noto a tutti come sigla dell'Eurovisione.

Ebbi il privilegio di dialogare con lui, per intrattenere gli invitati, per una buona mezz'ora sullo scalone del castello dove avevamo steso uno striscione con scritta gialla su fondo blu:”Goria numero 1 in Europa”. Era anche il primo astigiano eletto direttamente a Bruxelles. Prima di lui c'era stato a lungo il professor Giovanni Boano di Castell'Alfero, ma in quanto senatore.

Gianni Goria fu poi presidente della Commissione Politica del Parlamento europeo per quasi due anni: la stagione della caduta del muro di Berlino, delle prime iniziative per l'integrazione dei paesi dell'ex Unione Sovietica, dell'avvio del processo di riunificazione delle due Germanie, della preparazione di quello che sarebbe stato il Trattato di Maastricht, alla base dell'Unione europea di oggi. Fu un lavoro di studio e approfondimento che coinvolse politici, ricercatori, docenti e da cui scaturirono diversi convegni definiti “Progetto Europa 92”.

Si parlò di tante cose quella sera, a Costigliole.

Di politica, di amici e sostenitori, di successi e delusioni, di Andreotti e De Mita. Di possibili nuovi impegni di Governo, che sarebbero arrivati però solo nel ‘92, come Ministro dell'Agricoltura e poi delle Finanze.

Di quella conversazione in pubblico ricordo soprattutto un impegno.

Disse: “Sono stato eletto in Europa e in Europa ci voglio andare. Io in Europa ci vado, a lavorare”.

Resta un impegno e un augurio. Soprattutto oggi che a troppi nel mondo interessa un'Europa, e quindi un'Italia, debole e che conti poco. E molti parlano solo di Europa in termini negativi e fuorvianti, per interessi di parte.

L'Europa siamo noi. L'Europa che i muri li fa cadere. Ma dobbiamo crederci, come ci credeva Gianni Goria.

 

*Cc:

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