Cultura

31 gennaio 2020 Libarna e i resti di un’antica città romana, il mito del Licurgo e di Ambrosia

Lungo le strade delle colline del Gavi e tra le vie dei borghi arroccati già si respira il vicino mare ligure

La riscoperta di Libarna avvenne, per caso, in occasione dei lavori per la costruzione della Strada Regia dei Giovi (1820-1823) e della ferrovia Torino-Genova (1846-1854). Le indagini archeologiche hanno in seguito riportato in luce resti di edifici pubblici e di abitazioni, grazie ai quali è stato possibile ricostruire l'assetto urbano del sito in età imperiale. L'attuale area archeologica rappresenta solo una parte limitata dell'antica città, collocata in posizione strategica lungo una delle principali direttrici di traffico dell'Italia settentrionale, la via Postumia. Sono visibili i resti di due isolati di abitazioni, posti ai lati del decumano massimo e delimitati dai decumani e cardini minori. Di notevole interesse è la pavimentazione della domus che occupa l'angolo superiore del I isolato; il mosaico, di grandi dimensioni, rappresenta il mito di Licurgo e di Ambrosia con la scena figurativa centrale collocata tra due tappeti musivi a decorazione geometrica in bianco e nero.

L'anfiteatro, risalente al I secolo, è posto ai margini dell'abitato, in posizione scenografica al termine del decumano massimo. Si possono ammirare le fondazioni dei corridoi d'ingresso che conducevano alle gradinate, l'ambulacro e gli ambienti sotterranei all'arena. In base a calcoli volumetrici ottenibili dalla misura delle fondazioni, è stato ipotizzato che potesse ospitare circa 7000 spettatori.  Il teatro appare sicuramente meglio conservato; sono visibili le fondazioni degli ingressi, dei corridoi di accesso, della cavea e della scena, oltre a porzioni di elevato. Secondo le ipotesi ricostruttive il teatro poteva contenere circa 3800 spettatori. I materiali archeologici provenienti da Libarna, in parte confluiti in alcune collezioni private, sono conservati presso il Museo di Antichità di Torino ed il Museo di Archeologia Ligure di Genova-Pegli. Alcuni reperti sono esposti presso l'Area Museale di Libarna a Serravalle Scrivia. 

Informazioni e booking: info@sistemamonferrato.it

Arrivando dalla Liguria o da ogni altra area del Piemonte non possiamo non essere attratti, poco prima di Libarna, dal complesso del Forte di Gavi.

La cittadina di Gavi ha origini molto antiche, esisteva già nel neolitico. Era un villaggio importante poiché posto sulla "bretella" stradale tra la via Postumia e l'Emilia. Già in quest'epoca si parla di un castello posto sulla sommità della roccia dominante la località e che consente il controllo dell'antica strada che univa Genova al Monferrato e alla Lombardia. Gavi passò sotto diversi domini e poi divenne un possedimento genovese. Notizie storiche certe sul castello si hanno a partire dal XII secolo, passato prima nelle mani del Barbarossa, poi del figlio Enrico che lo diede ai genovesi, il forte fu teatro degli scontri tra Tortona, Genova e Alessandria. Il carattere vero e proprio di fortezza fu raggiunto grazie all'intervento dell'ingegnere militare Vincenzo Maculano detto il Fiurenzuolo, che nel 1625, fu incaricato dalla Repubblica di Genova di studiare il progetto atto ad accrescere la sicurezza e la potenza bellica dell'antico castello. L'attuale configurazione è quella di poligono stellare, caratterizzato da sei bastioni che si protendono ad angoli acuti uniti tra loro da cortine. All'interno del poligono si possono individuare due zone: il maschio o alto forte che racchiude il nucleo originale e la Cittadella o basso forte, costituita dai fabbricati posteriori. Il Maschio ha una struttura imponente e i suoi paramenti murari sono formati prevalentemente da conci squadrati. La Cittadella è costituita da due lunghi fabbricati, da una cappella e un basso fabbricato dal quale si accede ad un cortile interno, qui due grosse cisterne raccolgono l'acqua piovana dai tetti. Nella seconda metà dell'800 e fino al 1907 fu un reclusorio rurale, mentre durante la Prima Guerra Mondiale vi furono sistemati i prigionieri di guerra austriaci, durante il secondo conflitto bellico infine, funzionò quale campo di prigionia di soldati inglesi e in seguito i tedeschi lo adibirono a campo di prigionia per gli ufficiali italiani. Il centro storico di Gavi conserva anche diversi edifici interessanti tra cui la preziosa parrocchiale San Giacomo, edificata intorno al 1165, è uno dei maggiori esempi di architettura romanica dell’Alessandrino, nonostante gli apporti barocchi del XVII e XVIII secolo. Prenotazioni e tour con Sistema Monferrato.

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