Mete Turistiche

31 gennaio 2020 Storie di Bellezza raccontate attraverso le antiche ViA(E) romane

Un nuovo approccio al racconto dei territori che a noi piace definire “liquido”

Casa Editrice Omnia

216 pagine, brossura

€ 13,00

ISBN 978-88-904453-1-6

Ordini: info@sistemamonferrato.it

 

Storie di Bellezza raccontate attraverso le antiche ViA(E) romane 

Con il nome di vie (viae in latino) venivano in- dicate le strade extraurbane in epoca romana; il termine deriva dalla radice indoeuropea wegh-con il suffisso -ya, che significa “anda- 

re”, ma che esprime anche il senso di “trasporto”. La più antica tra le grandi vie di comunicazione, le “viae publicae”, fu la Via Appia, iniziata nel 312 a.C. da Appio Claudio Cieco per aprire la strada verso la Magna Gre- cia. Inizialmente questa via arrivava fino a Capua, ma venne in seguito prolungata fino a Brindisi, da dove ci si poteva imbarcare per le province balcaniche. 

Le “viae publicae” erano comunemente chiamate “consolari” e collegavano le città più importanti, in molti casi prendevano il nome dai magistrati che ne ordinavano la costruzione oppure dalla località in cui terminava la strada stessa; ad esempio la “via Ardeatina”, che por- ta da Roma ad Ardea. Nel caso delle strade più antiche, la denominazione era data dal loro utilizzo prevalente. La via Salaria, ad esempio, è così chiamata perché vi si trasportava il sale. 

Non di tutte le strade è conosciuta la denominazione, in questi casi gli storici utilizzano denominazioni convenzionali, generalmente con i nomi latini delle città di inizio e fine del percorso, come ad esempio la strada da Milano a Pavia è chiamata “via Mediolanum - Ticinum”. Nel corso dei secoli il tracciato delle strade ha subito diverse modifiche, con variazioni di percorso e prolungamenti. 

Questa viabilità costituì senza dubbio il più efficiente e duraturo sistema stradale dell’antichità e consentì di portare la civiltà romana in contatto con le genti più diver- se che popolavano il mondo allora conosciuto. 

Non tutti sanno però che già al tempo di Augusto furono istituiti lungo il percorso molti luoghi di sosta, proprio come si sta cercando di fare ora, dotati di servizi; le più importanti erano riservate ai funzionari pubblici ed erano chiamate mansiones, situate lungo le vie principali a circa una giornata di viaggio l’una dall’altra. Ciò rendeva possibile ai viaggiatori di fermarsi e pernottare.

 

Ecco quindi che nell’anno del Turismo Slow prendere spunto proprio dalla grande rete delle ViA(E) romane ci è sembrato il modo più naturale per far dialogare territori molto diversi tra di loro, il Monferrato&Langhe con la Lomellina e la Riviera.

 

La nostra vuol essere una proposta turistica che stimoli la curiosità del pubblico, non è un libro di storia, né tanto meno un trattato scientifico o sociologico. ViA(E) vuole trarre spunto dalle antiche arterie di comunicazione come simbolico emblema di unione tra territori, di messa in rete, di flussi di genti e concetti, di sinergie e, non ultimo, di dialogo. 

Questo racconto in realtà inizia già nel 2017 con il progetto #storiedibellezza promosso dal Consorzio Sistema Monferrato e sposato da La Nuova Provincia. Molti dei racconti che troverete di seguito traggono infatti ispirazione dalla rubrica settimanale, giunta oramai alla 100esima puntata, nella quale abbiamo cercato di raccontarvi un Piemonte sconosciuto ai più, da scoprire a piedi o in bici, da vivere con “gentilezza”, da vivere da “viaggiatori” e non da semplici turisti. Questo nuovo approccio al racconto di territori, che a noi piace definire “liquido” ovvero senza barriere mentali, culturali ed amministrative, trae anche ispirazione dal progetto Piccole Italie, nato nel 2012 tra le città di Asti, Fermo, Gorizia, Alcamo, Isola della Scala, Camerota – Parco del Cilento, Reggio Calabria, e che fu da apripista di un movimento nazionale di valorizzazione di quelle realtà al di fuori delle grandi mete turistiche internazionali, ma che in realtà rappresentano l’Italia più vera. Indubbiamente poi l’idea di raccontare l’Italia attraverso il progetto ViA(E), partendo dal Piemonte, trae stimolo dal grande lavoro fatto da Federico Massimo Ceschin, visionario del turismo che ha dapprima teorizzato il concetto di “economia della bellezza” e poi messo a sistema le migliori esperienze di turismo “dolce” d’Italia attraverso il Board Nazionale degli Itinerari e l’appuntamento annuale All Ro- utes lead to Rome.

Secondo Ceschin «Un paese si percepisce “bello” non soltanto perché dotato di antichi patrimoni ereditati dal passato, da sfruttare parassitariamente come “pozzi petroiliferi” nella logica della rendita di posizione, ma perché decide strategicamente di puntare su fattori finora ritenuti “inusuali” o “non fruttiferi” come la cura dei beni comuni, la manutenzione dei paesaggi e della qualità urbana, il benessere e la felicità dei cittadini. Facendo leva sugli asset che ci vengono riconosciuti globalmente come motivi di posizionamento e che incrementano l’attrattività del nostro Paese: la dimensione locale dolce delle comunità locali, la qualità della vita nei territori di provincia, l’entroterra con la sua agricoltura e il suo artigianato d’eccellenza, le piccole imprese familiari e quell’industria creativa e culturale che continua eroicamente a realizzare il made in italy. Appare inevitabile e urgente contribuire ad affermare una nuova “economia della bellezza”...»

(tratto da Non è petrolio. Heritage culturale, dal Grand Tour ai selfie, per una nuova economia della bellezza. Edito da Claudio Grenzi Editore.) 

Iniziamo quindi un percorso alla scoperta di un’area del Piemonte precisa, quella tra la Via Taurinorum, la Via Aemilia Scauri, la Via Postumia, la Via Aemilia Extenta, con la via Fulvia che attraversa le Langhe-Roero e Monferrato, riconosciute dall’Unesco un Patrimonio dell’Umanità nel 2014. Vie dunque che delimitano un territorio ma che allo stesso tempo lo collegano alla Liguria attraverso la Via Aurelia e alla Lombardia grazie alla Via Regina. Molte Vie sono ormai abbandonate se non addirittura cancellate, altre hanno lasciato spazio ad autostrade, statali o strade provinciali.

Per noi sono, e saranno, un modo “dolce” e “lento” per raccontare luoghi già conosciuti, altri meno come la Valle Bormida o la Lomellina o l’entroterra Ligure. Punto di partenza sarà, in questo racconto, il Monferrato. Il racconto non terminerà con l’ultima pagina di questo libro, ma sarà aggiornato continuamente grazie ad un’altra rete, non più formata dalle ViA(E) romane, ma da internet. Un web, curato dalla redazione de La Nuova Provincia, e un canale social aggiornato da Sistema Monferrato, Alexala, Gal Risorsa Lomellina, Ecomuseo della Lomellina e Visit Alassio.

Buon Viaggio! 

ViA(E) del Piemonte, a cura di Andrea Cerrato

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