Cultura

17 febbraio 2020 Il pesto con la nocciola Monferrato e il basilico nato sott’acqua

Ancora una proposta di ViA(E), un viaggio tra Lomellina, Monferrato e Riviera lungo le antiche vie romane

Tutto il Monferrato è un territorio tradizionalmente vocato alla produzione della Nocciola Tonda Gentile del Piemonte, sicuramente la migliore al mondo per profumo e per le proprietà organolettiche.
Qui le nocciole trovano condizioni climatiche adatte ad una buona produzione sia quantitativa sia qualitativa, la coltivazione avviene tra i 150 e i 750 metri sul livello del mare. La sua coltivazione ha storicamente influenzato tradizioni sociali, pensiamo alle storiche feste dei caritin, e culinarie, dalle torte con ricette che variano di paese in paese, ai ‘brutti e buoni’, fino al ‘bunet’, il dolce simbolo del nostro Piemonte.

In pasticceria le nocciole sono sempre più utilizzate per la creazione di prodotti da forno, ma anche per creme e i gelati, il gusto alla nocciola è tra i più consumati in Italia.
Da alcuni anni viene prodotto anche l’olio, ottim0 per esaltare i formaggi freschi, pensiamo alla robiola di Cocconato. Ma è sulle tavole dei gourmet che la nocciola sta diventando la vera protagonista, con abbinamenti talvolta azzardati e che giocano sul gusto caratterizzante e inconfondibile della nostra nocciola. Tra gli usi più interessanti sicuramente quello che ancora una volta va a segnare il forte legame con la Liguria. Nel pesto al posto del tradizionale pinolo.

Nel viaggio che ogni settimana Sistema Monferrato vi propone ecco quindi che non poteva mancare quello dedicato al pesto, ma un pesto particolare: con le nocciole del Monferrato come elemento caratterizzante e con foglie di basilico coltivate sott’acqua!

Queste tenere foglie crescono negli abissi, all'interno di biosfere tra sei e dodici metri di profondità, è stato chiamato l’Orto di Nemo e produce insalate, zucchine, rapanelli, spezie, ma soprattutto basilico. Per preparare la salsa genovese conosciuta in tutto il mondo però si rispetta rigorosamente la tradizione, utilizzando il mortaio! Il risultato sembra essere piaciuto agli esperti e non solo.

Le modalità sono dunque quelli che vuole la tradizione ligure, ma la novità è che le piante di basilico crescono sott'acqua. Tutto questo succede a Noli, sulla costa del ponente ligure. Tradizione e tecnologia si sono quindi alleate dando vita al primo pesto realizzato con basilico coltivato in fondo al mare. Il progetto è nato nel 2013, per iniziativa della Mestel Safety, azienda che opera nel settore della subacquea, con l'obiettivo di ingegnerizzare e installare strutture sott'acqua per la coltivazione di vegetali terrestri destinati all'alimentazione umana. Davanti alla costa di Noli sono state ancorate sei biosfere trasparenti.

Nelle sfere le piante si sviluppano grazie a una temperatura quasi costante tra giorno e notte e all'evaporazione dell'acqua di mare che, condensandosi sulle pareti interne, crea le condizioni ideali per la crescita delle piante. Le biosfere di metacrilato hanno circa di 2 metri di diametro e sono ancorate in profondità per proteggere la struttura da correnti e maree. Sotto di esse vengono posizionate quasi 100 piantine.

Dentro a queste specie di “mongolfiere” viene soffiata in continuazione aria, 2 mila litri, che danno una spinta verso l’alto pari a circa 2 tonnellate. Tutta la struttura è alimentata da pannelli solari.

In questo ambiente la germinazione delle piantine avviene in 36/48 ore contro i normali 5/6 giorni. In alcuni casi c’è differenza nelle dimensioni delle foglie, un aumento di carotenoidi e configurazioni di oli essenziali ripartite in modo differente. La pianta sviluppa più pigmenti per mantenere la fotosintesi clorofilliana anche con poca luce.

Le piante sono cresciute in due mesi e dal punto di vista scientifico è stato provato che il sistema e' autosufficiente. L'acqua dolce si è autoprodotta all'interno e le piante sono arrivate a oltre 25 cm di altezza. Sono stati apportati solo dei minerali di sostegno su substrato di fibra di cocco

La conferma della bontà del basilico di Nemo, già promosso dagli esami del Centro di sperimentazione e assistenza agricola (Cersaa) di Albenga, si è avuta con la prova del pesto.

Queste e molte altre storie sono raccolte nel volume edito da Omnia e dal titolo “ViA(E), dai Navigli alla Provenza lungo le antiche vie romane” – info@sistemamonferrato.it

Condividi

Commenti (0)
Nessun commento.
Per lasciare un commento devi essere registrato .