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17 febbraio 2020 In Lomellina il cibo è arte!

Un'alchimia di sapori tra tradizione a futuro

In Lomellina il cibo è arte! Nel piatto arriva l’anima nobile di una terra, che sa esprimere il meglio di sé, della sua laboriosità e delle sue vocazioni culinarie. In mezzo ai due estremi della buona tavola, l’origine e la degustazione, c’è la finezza inarrivabile di sapori a “chilometro zero”. I prodotti tipici lomellini rispecchiano lo spirito del territorio e della sua popolazione, gelosa custode dei retaggi culturali dei tempi antichi, ma al contempo proiettata verso l’innovazione futura. E’ grazie a questa speciale alchimia, a questo raro equilibrio, che il gusto tradizionale riesce ad irradiarsi nell’era moderna, garantendo all’eccellenza un sicuro avvenire. Al di là dei prodotti tutelati da specifici sigilli di garanzia quali Riso, Asparago di Cilavegna, Cipolla Rossa di Breme e Salame d’Oca di Mortara, si spande un universo di leccornie da leccarsi i baffi adatto a tutti palati.

 

Tanti sapori, tutto l’anno

Nel periodo estivo, tra le risaie si possono assaporare specialità uniche come le rane, fritte o in guazzetto. O ancora i pesci di fiume, cucinati secondo ricette tradizionali, arrosto o in brusco. A cavallo tra estate ed autunno sono le lumache di Cilavegna a fare la loro apparizione, alimento fantasioso che si presta piacevolmente alla preparazione di moltissimi piatti regionali. L’autunno e la primavera offrono una varietà sterminata di prelibatezze con carni, cereali e verdure di stagione che si traducono in piatti della tradizione durante la stagione invernale come Pasta e fagioli o la Zuppa di ceci, quest’ultima piatto tipico del “giorno dei morti”, o ancora il “ragò” ricetta a base di verze arrosto con costine e cotenne di maiale, profumata e succulenta seconda portata. 

Qui scopri il vino dei Celti Ad accompagnare queste specialità ci pensa il Vino dei Celti, prezioso retaggio giunto fino a noi dal II sec. a.C., coltivato e vendemmiato utilizzando la tecnica dell’Arbustum Gallicum, le viti crescono su un “tutore vivo” che può essere acero, olmo o pioppo con lo scopo di esaltare il profilo aromatico del grappolo. Ulteriore elemento distintivo della viticoltura celtica è l’impiego di botti in legno del territorio per conservare meglio la bevanda.

Ogni piatto offre un’esperienza indimenticabile in ogni periodo dell’anno, regalando un momento di crescita culturale manifestato nella più piacevole delle espressioni. La buona tavola, in Lomellina, è davvero di casa. Ecco qualche curiosità

Asparago di Cilavegna è forse l’unico asparago che può essere tranquillamente consumato anche crudo. Il suo aroma, infatti, è estremamente delicato e nel contempo molto persistente: nel palato lascia un’impressione tenue ma riconoscibile. Per queste sue caratteristiche si presta in modo particolare a preparazioni elaborate.

Un’ulteriore particolarità di questo vegetale completamente bianco è che viene ancora raccolto a mano con strumenti simili a quelli impiegati nel XVI secolo, quando già Cilavegna era citata dallo storico Bartolomeo Sacco per i suoi preziosi asparagi. La raccolta consiste in un continuo, faticosissimo e a suo modo poetico cammino nei campi al fine di prelevare i turioni pronti man mano che essi fuoriescono dal terreno prima che l’asparago si colori e perda pregio. 

Cipolla di Breme Meraviglia della Lomellina, ha una storia che si perde nella notte dei tempi: la tradizione vuole far coincidere l’inizio della coltivazione della cipolla nel territorio di Breme con il periodo di massimo splendore conosciuto della cittadina posta tra Sesia e Po. Nel 906 d.C., infatti, i monaci della Novalesa giunsero a Breme ed elessero il piccolo borgo a sede della loro potentissima congregazione.

Da allora ben poco è cambiato nelle modalità di coltivazione: le sementi sono ancora preparate scegliendo una per una le cipolle migliori da mandare in fioritura, i semi vengono posti a bagno, con luna calante, in sacchi di iuta ed appena germinati, si recuperano e si seminano in vivaio. Sono proprio la cura e i gesti tradizionali che si tramandano da secoli a rendere la cipolla di Breme unica, con una consistenza morbida, di facile digeribilità e con un sapore persistente ma pacato, irriproducibile. Per queste ragioni è un prodotto che persino anche i non cultori sapranno apprezzare e gustare.

Salame d’Oca di Mortara Centinaia di anni di arte gastronomica, di sapienti e buoni palati, oggi sono racchiusi nel sigillo d’Indicazione Geografica Protetta che fregia il Salame d’Oca di Mortara. Il salame mortarese è un’equilibrata sinfonia di sapori, diretta magistralmente dalla passione di mani abili ed esperte che lo realizzano secondo i dettami di un rigoroso disciplinare. Le carni delle oche devono essere assolutamente allevate e macellate in un raggio territoriale delimitato, mentre le specifiche del prodotto devono rispettare precise caratteristiche organolettiche e merceologiche che rendano il salume delicatamente fine e profumato, caratterizzato dalle spezie e dal sapore dolce, tipico della carne d’oca. La maestria degli “artigiani della carne” lomellini ha permesso di realizzare una gamma di prodotti che permettono di apprezzare le caratteristiche della carne d’oca in vari modi: dalla galantina al prosciutto, dalla bresaola al petto affumicato. 

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