L'area dei “Ciciu” del Villar San Costanzo, nel cuneese, rappresenta, dal punto di vista naturalistico, un’autentica rarità all’interno del patrimonio ambientale piemontese, sia per le importanti peculiarità geologiche, sia per la ricchezza della fauna che è possibile osservare nei pochi ettari destinati a protezione.
Nei secoli si sono sviluppate varie leggende sulla loro origine, sorti per incantesimo o per miracolo. Per esempio, secondo una leggenda i Ciciu si formerebbero nottetempo per effetto delle masche, le streghe del folclore piemontese, oppure sarebbero delle masche trasformate in pietra, dopo un uragano che avrebbe
interrotto un rito magico, con nefaste conseguenze.
Ma le principali leggende sono quelle legate a San Costanzo, un legionario romano della legione Tebea che venne martirizzato intorno all’anno 303-305 d.C., durante la persecuzione dei cristiani attuata dall’imperatore Diocleziano, proprio sulle pendici del Monte San Bernardo.
Ma cosa sono esattamente i Ciciu? I Ciciu si sono formati al termine dell’ultima era glaciale, in seguito allo scioglimento dei ghiacciai che portò il torrente Faussimagna ad esondare, erodendo le pendici del monte San Bernardo e trasportando a valle un’enorme massa di detriti.
Questo portò alla formazione di una conca alluvionale costituita da un terreno rossiccio, ricco di sostanze ferrose, che costituisce i gambi degli attuali funghi di erosione. In seguito, presumibilmente per effetto di frane e terremoti, rotolarono a valle diversi massi staccatisi dal monte San Bernardo: pietre di colore più scuro,
che ricoprirono il terreno alluvionale. In seguito il torrente ricoprì anche le pietre scure, fino a quando, per effetto dei violenti movimenti tettonici del Pleistocene,
il terreno subì un improvviso innalzamento, e il fiume si ritrovò a scorrere più in basso. Iniziò quindi ad erodere il terreno, riportando alla luce i sassi che aveva ricoperto, arrotondandoli e levigandoli a poco a poco.
Allo stesso modo il terreno subì l’azione erosiva degli agenti atmosferici: ma mentre il terreno del versante della montagna venne portato via facilmente, i sassi fornirono una sorta di “protezione” alle colonne di terreno sottostanti, riparandoli come se fossero ombrelli.
Il risultato è quello che vediamo ancora adesso: qualcuno ci ha visto dei funghi, altri li hanno poeticamente chiamati camini delle fate.
L’azione erosiva non si è ancora fermata: continua ad avvenire, per effetto delle piogge e di rigagnoli che si formano dopo di esse, ma in modo più lento. Accade talvolta che la colonna di terreno che sorregge un masso, per effetto dell’erosione, diventi troppo sottile: in questo caso il Ciciu si distrugge.
La riserva è attrezzata con percorsi, sentieri e servizi, ci sono anche alcune zone pic-nic da poter usare nei periodi primaverili, ed è possibile visitarla tutto l’anno.
Che sia con il sole ed il verde del periodo estivo o con la neve e le foglie cadute del periodo più freddo, questi giganti naturali che si ergono maestosi nella riserva conferiscono sempre al paesaggio un alone di magia come se fossero la scenografia di una favola di altri tempi.







