La città di Alessandria venne fondata nel 1168, dall’unione di alcuni borghi: la zona era importante dal punto di vista strategico e dei commerci, all’incrocio delle vie tra il Piemonte e la Francia, verso la Liguria e la Lombardia.
L’impianto medievale è ancora evidente nel centro storico, in particolare in quartieri come Borgo Rovereto, dove sorge la più antica chiesa della città, Santa Maria di Castello (XII sec., su un precedente edificio dell’VIII). In piazza Libertà è possibile ammirare alcuni tra gli edifici più significativi: l’attuale Comune e quello antico, Palatium Vetus, il settecentesco Palazzo Ghilini ed il Palazzo delle Poste e Telegrafi, con il mosaico di Severini.
La piazza ospitava in origine l’antico Duomo medievale, mentre l’attuale ha maestose forme ottocentesche ed un campanile alto 106 metri, che svetta nello skyline cittadino. Proseguendo in via Parma, si potrà visitare il settecentesco Palazzo Cuttica, sede del prestigioso Conservatorio e delle sale espositive con i manoscritti decorati del Papa Pio V. Le Sale d’Arte si trovano nell’edificio che ospita la Biblioteca Civica: meritano una visita il ciclo di affreschi dedicati al Ciclo di Re Artù, del tardo Trecento, e la collezione di dipinti e taccuini di Giovanni Migliara.
La dominazione sabauda iniziata nel Settecento ha lasciato molte tracce ad Alessandria, tra cui la Cittadella, una fortezza militare che oggi è divenuta monumento storico e parco. Dal 2016 è collegata alla città dal ponte progettato da Richard Meier, un arco bianco che incornicia il panorama del fiume Tanaro.
Per gli amanti delle biciclette, consigliamo la tappa del Museo Alessandria Città delle Biciclette, a Palazzo Monferrato, mentre per gli appassionati di shopping è obbligatoria una sosta nel negozio storico della Borsalino.
Alessandria è la città natale di Umberto Eco che si ispirò al Santo Patrono della città per il suo Baudolino. Fra le leggende della città la più notevole è quella che legata alla figura di Gagliaudo. Intorno all’assedio, posto da Federico I ad Alessandria negli anni 1174-1175, sorsero tra il popolo varie tradizioni.
Il Barbarossa temendo di essere chiuso tra l’esercito degli assediati e l’esercito della Lega, che stava arrivando in soccorso della città, stipulò una tregua con gli Alessandrini valevole per i tre giorni santi della Pasqua, ma usò questo tempo per far scavare un tunnel che sbucava dentro la città.
Nella notte del Venerdì santo tentò la sortita, ma le sentinelle riuscirono ad avvertire in tempo la popolazione ponendo così fine alle mire dell’imperatore.
Questa la storia vera, che va d’accordo con la tradizione sino al punto in cui la città, soffrendo per mancanza di viveri, era decisa a cercare una salvezza solo col proprio valore.
Ed ecco che, mentre gli Alessandrini si apprestavano all’ultimo sacrificio, arriva a portare il suo aiuto un uomo del popolo di nome Gagliaudo che
ideò uno stratagemma per confondere il nemico.
Una mattina uscì dalla città assediata e si diresse verso il campo nemico, facendo finta di condurre al pascolo l’unica mucca rimastagli, ben foraggiata di tutte le granaglie che era riuscito a trovare in città.
I nemici, non appena lo scoprirono, lo catturarono e uccisero la bestia, ma alla vista di quanto era nutrita ne furono tanto meravigliati, che riferirono la cosa all’imperatore.
Questi interrogò Gagliaudo, che fu ben felice di raccontare come la città fosse fornita di viveri sufficienti per resistere ancora parecchi mesi.
Federico disperando di conquistare Alessandria si ritirò.
Così la città fu salva, senza lottare. Sulla facciata del duomo, all’angolo con la via che costeggia l’edificio, vi è un’antica cariatide medioevale, che la tradizione identifica con Gagliaudo.







