Prego accomodatevi, nel menù c'è un piatto per ogni sentimento. Quindi mettetevi a sedere, respirate profondamente e sappiate che dovunque vogliate andare ci siete già, qui e ora.
Ecco che le parole di Elisabetta Boninsegna (“Come ti cucino un'emozione” Ed.Historica) sono un perfetto invito a gustare il nostro Monferrato in primavera.
Gli agriturismi e ristoranti del Monferrato sono un fiorire di proposte per assaporare piatti fatti con le erbette di campo, un tripudio di profumi e di fiori nei menù. In primavera è facile ritrovare l'armonia con la natura e scoprire nuovi e antichi sapori, con le belle giornate, il sole e le passeggiate scoppia la voglia irrefrenabile di raccogliere le erbe ed i fiori che con i loro sfavillanti colori ricoprono prati verdi in campagne e vallate. Non appena usciremo da questa zona rossa saranno pronti ad ospitarvi con un grande sorriso di benvenuto, ora dobbiamo accontentarci del servizio delivery (info@sistemamonferrato.it)
Ma quali erbe raccogliere? Senza dubbio il nostro consiglio è quello di avvalersi di guide o di persone esperte...gli stessi ristoratori ad esempio!
Perchè non prepararsi ad organizzare un'uscita e fare anche trekking o nordic walking? La nostra guida ViA(E) del Piemonte può essere un ottimo punto di partenza per stimolare la fantasia e trovare suggerimenti per la prima uscita della stagione.
In ogni caso suggeriamo di iniziare con la Cichorium intybus (cicoria),pianta comunissima in pianura la cui raccolta avviene prima della fioritura; di essa si mangiano sia le foglie (crude o cotte) che i giovani germogli in insalata preparando le cosiddette "puntarelle" con acciughe o con dei deliziosi capperi salati. Da ricordare poi che una volta con la radice di cicoria veniva preparato un ottimo sostituto del caffè.
Passiamo al Taraxacum officinale o dente di leone. Le sue foglie amare e con alto contenuto di ferro sono commestibili e ottime. Le rosette delle foglie basali si mangiano cotte e condite con un goccio di olio evo. La Borago o borraggine, È invece una specie annuale che vive lungo i margini delle strade di campagna e dei campi non coltivati. Si usa tutta la pianta: le foglie più tenere si raccolgono prima della fioritura e si mangiano lessate e condite, oppure crude in insalata o ancora usate in risotti, ravioli, farinate o frittate oppure le più grandi intere impanate e fritte. I fiori di borragine si raccolgono insieme ai nuovi germogli e vengono impiegati crudi per insalate miste o per decorare i piatti.
E poi le Margheritine di campo. Sono comunissime, si utilizzano le foglie più tenere, raccolte prima della fioritura, nelle insalate o nei minestroni, unite alle altre verdure. I fiori di margheritina hanno un’azione disintossicante: per potenziarne le proprietà depurative, l’ideale è miscelarli ad altre piante spontanee come tarassaco, ortica e cicoria.
Una curiosità? Il “foraging”, cioè la pratica di andare per campi e boschi per raccogliere erbe selvatiche è un’usanza antica, una sapienza popolare che oggi sta tornando sempre più in voga, riscoperta soprattutto da più giovani.
La cosa curiosa è che è più conosciuto il termine anglosassone, che ha reso questo trend globale, ma in italiano esiste un termine che significa la stessa cosa (ed è altrettanto corto): “alimurgia”. L’etimo di alimurgia deriva dalla contrazione del latino “alimenta urgentia”, cioè nutrimento in caso di necessità, a cui si può aggiungere il prefisso fito per indicare che si tratta di piante.
Il foraging è considerato da diversi anni un food trend e continua a restare tra le tematiche che riscuotono sempre più interesse e seguaci. Questa pratica dalle origini antiche fonda le sue origini nell’attività dell’uomo quale raccoglitore, ed è quindi strettamente collegato al rispetto della natura e alla ricerca di attività ed esperienze sostenibili.







