Il Museo Contadino diffuso di Rosignano Monferrato, unico esempio del genere in Monferrato e tra i pochissimi cosı ̀articolati nel nord Italia, al momento si articola in ventisei postazioni collocate sull'intero territorio comunale e rappresentate da altrettanti esempi di piccole o grandi attrezzature agricole del passato (da antiche seminatrici per i campi, a torchi per il vino, da attrezzature per il taglio del fieno, ad aratri e vecchie attrezzature per le cantine, a molto altro ancora).

Accanto ai singoli manufatti, è stata collocata una tabella esplicativa che illustra la funzione che aveva nel passato il singolo attrezzo, corredata altresı ̀da uno specifico codice "qr code" che rimanda ad una più dettagliata ed articolata spiegazione.

Alle prime 26 postazioni (a seguire trovate il dettaglio),alcune veramente significative ed imperdibili, se ne sono aggiunte altre 14, prevedendo un percorso articolato e correlato ad altre peculiarità locali : il percorso della pietra da cantoni e degli Infernot, il percorso del tartufo della Valle Ghenza, i percorsi verso la "panchina panoramica" e gli altri balconi panoramici locali, il percorso Morbelliano.

Oltre alle attuali postazioni, diffuse nel territorio (capoluogo, frazioni, case sparse),il Museo contadino rosignanese si articola anche in ben otto grandi "totem" di benvenuto, posizionati in altrettanti punti di ingresso del territorio rosignanese, arricchiti da grandi immagini tratte dall'Archivio Storico comunale ed illustrative della vita contadina di un tempo, da una mappa grafica dei luoghi e da un richiamo "qr code" che rimanda al web evoluto ed all'interconnettività in rete. 

1) “Dal passato…emerge….”

Erpice in ferro, pompe da cantina: esempi di antichi attrezzi di uso contadino, utilizzati nei campi, tra i filari, nelle cantine nel corso dei secoli e dei decenni passati.
Recuperati e resi disponibili per il percorso museale diffuso, grazie alla disponibilità dei Privati e del Personale comunale. 

2) “Il legno in agricoltura”

Erpice in ferro e legno - antico legno per il torchio in cantina: i legni piùutilizzati erano il legno di rovere (rù) per la costruzione di botti, travi e carri, i legni di bagolaro (fanfarı̀n) e di Olmo (ùrm) per la fabbricazione di gioghi per buoi, il legno di melo (pùm) per la costruzione di mazze in legno, i legni di salice (sàls) e sambuco (sambùt) per la costruzione di manici e il legno di bosso (bùs, martè) per la realizzazione di piccoli manici per utensili.

3) “Il taglio del fieno” e “La gerla” 

Maggengo, Riorda, Tarsoe: i nomi dei tagli di ieno più noti che scandivano il tempo tardo primaverile (maggio) ed estivo (da giugno a fine agosto). Per questi lavori nei campi di fondo valle, erano necessari la falce, il rastrello, il forcone. E poi….la gerla… simile alla brenta, veniva utilizzata per il trasporto di letame nei vigneti e frutteti per la concimazione, delle foglie e ramaglie per la pulizia dei boschi, ed anche di erba appena falciata, maggiormente appetita dagli animali di cascina.

 

4) “Il grande torchio” 

Era utilizzato in cantina per la spremitura delle vinacce. Nell'effettuare l'operazione di torchiatura venivano inseriti al di sopra e al di sotto della massa da spremere degli spessori in legno (al càsti) disposti in modo trasversale e alterno per facilitarne la compressione e contenere la fuoriuscita di liquido. Alla base, una spessa lastra (granito o altra pietra nobile) scavata a mano, che assicurava che nulla del prezioso nettare venisse perduto. 

5) “La macchina irroratrice” e “I Trogoli”

Con essa si irrorava principalmente la vite, ma anche le altre piante da frutto e specie ortive, con prodotti anticrittogamici come il solfato di rame o la poltiglia bordolese, per combattere importanti malattie fungine come la peronospora, ecc. Immancabili, i Trogoli (dial. al troë): collocati in prossimità dei vigneti, consentivano di diluire il solfato rameico che veniva commerciato sotto forma di cristalli blu in aggiunta ad un pò di calce per migliorarne l'adesività.

6) “Le ruote dei carri”

Il legno che le costituiva veniva pressato a caldo per ricevere e mantenere la forma curva ed inserito successivamente in un cerchione in ferro, assieme ai raggi. Il mozzo centrale poteva essere in legno o ferro. A Rosignano l'arte della falegnameria legata alla realizzazione di carri e ruote era legata alla famiglia Barbesino, antichi falegnami (dial. Mèss da bosc) come i Barbano. 

7) “La bigoncia”

Questa tipologia di contenitore agricolo, generalmente di portata pari a 18-20 quintali e raramente fino a 2 tonnellate, serviva per il trasporto d'uva in tempo di vendemmia e mais sgranato da conservare in cascina nel periodo invernale. In base al modello poteva essere trainato da un solo bue o da una coppia di buoi. In tempi più recenti (seconda metà XX secolo) oltre al legno, per la loro costruzione venivano utilizzate anche lamine in ferro. 

8) “Pompa per pozzi” e “Sgranatrice in legno”

Questo tipo di pompa (in dialetto "la pùmpa pàr al pùs") veniva utilizzata principalmente per richiamare l'acqua dai pozzi di campagna, per poi essere trasportata con carri e botti a dove v'è n'era necessità: a riempire i trogoli nelle vigne, a irrigare le colture o ad usi domestici. La sgranatrı̀s, invece veniva utilizzata, successivamente alla raccolta ed ad una prima fase di asciugatura nel cortile delle pannocchie di mais, per separare il torsolo (al luviòt) dai chicchi, che venivano poi trasportati a spalla con l'aiuto di brente all'asciutto nei ienili per ultimare l'essicazione durante la stagione invernale. 

9) “La Seminatrice”

Le semine dei cereali, autunnali/invernali, tradizionalmente venivano effettuate nelle nostre zone il giorno di San Gallo (16 ottobre). Una volta preparato il terreno dei campi e rafinato con l'aiuto di erpici a dischi o a maglie, si preparavano i buoi per trainare questo tipo di macchinario che - ad inizio Novecento - ha rivoluzionato il modo di seminare, precedentemente effettuato a mano dal contadino. 

10) “Il Barroccio” 11) “ Il Trattore”

Si tratta di un carro dotato di un paio di grandi ruote (bi-roccio) ed una struttura ben bilanciata. Utilizzato principalmente per il trasporto di merci in brevi e lunghe distanze. Gli agricoltori rosignanesi affrontavano lunghi viaggi con i loro barrocci ino a grandi centri come Milano, Torino, Stresa e oltre per vendere o scambiare i prodotti stagionali delle nostre campagne. Su di esso troviamo “l'arbi (la bigoncia)” per il trasporto d'uva in tempo di vendemmia e mais sgranato. 

11) “ Il Trattore” 

Quando, nel secondo dopoguerra ed in modo signiicativo a partire dagli anni '60 del Novecento, si diffuse nel nostro Territorio il trattore, cambiò radicalmente il modo ed i tempi della lavorazione della terra. Una vera e propria “rivoluzione”, che determinò profonde ed inarrestabili modiicazioni sia nelle modalità di conduzione delle aziende agricole - sempre più meccanizzate - che nell'articolato ambientale e paesaggistico. 

12) “Il giogo per i buoi” 

Strumento utilizzato per l'attacco dei bovini usati come bestie da tiro, costituito nel tipo più comune da una trave di legno arcuata alle due estremità che poggiano sulla base del collo della coppia di bestie, mentre al centro vi era applicato un robusto anello di ferro destinato al timone del carro o dell'aratro (al timòn). In aggiunta venivano legate alle corna degli animali due lacci di cuoio (al zùncli) per indirizzare e richiamare gli animali in operazioni di “retromarcia”. 

13) "La pigiatrice ed il trincia vinacce" 14) “La pompa per il Vino”

Quest'ultimo, utilizzato per eseguire una seconda pressatura delle vinacce: una volta estratte dal torchio, questo macchinario consentiva di disfarle afinchè venissero nuovamente torchiate, recuperando cosı ̀il liquido residuo. La pigiatrıs̀ , invece, effettuava la pigiatura dell'uva in modo meccanico, in sostituzione alla tradizionale e più impegnativa pigiatura con i piedi. Già i primi modelli elettrici, più tecnologici, effettuavano contemporaneamente sia la pigiatura che la deraspatura dei grappoli. 

14) “La pompa per il Vino” 

Di varia foggia e fattura, generalmente a bilanciere, veniva utilizzata per le operazioni di rimontaggio del vino (al rimuntàgi). Quando la fermentazione del mosto rallentava, la massa liquida veniva trasferita da una vasca ad un'altra per uniformare la temperatura e l'attività fermentativa che tendeva a concentrarsi solo nella parte alta. Quando dalla spina non usciva più liquido, l'usciolo della vasca veniva aperto e le vinacce venivano tolte. 

15) "Aratro ed Erpice" 

Strumento principe per la lavorazione del terreno, l'aratro si ètrasformato dal primitivo strumento in legno a quelli con vomere e coltro in metallo per arrivare ai modelli in acciaio di varie fogge e dimensioni. L'erpice poi era utilizzato principalmente per lavorazioni complementari come la riinitura delle zolle generate con l'aratura, per l'interramento di semi e concimi, per la rottura del manto erboso, ecc. I più vecchi erano dotati di struttura in legno rettangolare e piccoli versoi in ferro disposti trasversalmente, mentre quelli a maglie erano dotati di ancore e anelli imbrigliati in una struttura a tappeto. 

16) "Il Sulfuratore"

Qui rappresentato come carro botte. E uno dei vecchi attrezzi agricoli utilizzati dal contadino nei primi anni Cinquanta per i trattamenti antiparassitari. Quando occorreva dare il verderame alla vite, il carro era trainato nei campi; qui si mescolava il liquido afinchè non si formasse il deposito in fondo alla botte, poi si riempiva mediante il rubinetto due recipienti ed infine un'altra persona pompava e un'altra ancora manovrava la canna per dare la soluzione alla vite. 

17) “L'antico forno” 

Dopo la mietitura, il grano divenuto farina veniva usato per la preparazione del pane, cotto nei forni, costruiti dalle famiglie più abbienti all'interno delle cascine più grosse. I forni erano messi a disposizione e utilizzati da più nuclei famigliari della zona che a rotazione cuocevano il pane, portando da casa l'impasto e le fascine di legna per il fuoco di cottura. Tra i meglio conservati sul nostro territorio vi sono i forni di Cascina Pappalarda e di Villa Ronco. 

18) “Lavorare la terra” L' Aratro e la Seminatrice 

Con l'aratro e la seminatrice, i campi intorno a località Valmasia ed alle cascine limitrofe da sempre sono stati lavorati con cura e passione da generazione di contadini, le cui tradizioni sono tramandate e preservate grazie alla "Raccolta degli antichi attrezzi" realizzata a cura dei volontari del Circolo Ancol Valmasia. 

19) “La pompa del Vino e la slitta” 

Generalmente a bilanciere, la pùmpa pàr àl vıǹ veniva utilizzata per le operazioni di rimontaggio del vino (rimuntàgi). Quando la fermentazione del mosto rallentava, la massa liquida veniva trasferita da una vasca ad un'altra per uniformare la temperatura e l'attività fermentativa che tendeva a concentrarsi solo nella parte alta. La slitta, (dial. la strusòt),invece, era usata a per il trasporto di materiale che doveva essere preservato da colpi come uva da tavola, mele e frutta. A trazione animale, viaggiava su due grossi pattini in legno e ferro. 

20) “La grande botte” 

Generalmente costruite in legno di rovere (rù) da mastri bottai, le botti - di diverse dimensioni a seconda della cantina ove doveva essere collocata venivano utilizzate per la conservazione e l'afinamento del vino. Recentemente sono tornate a svolgere un ruolo importante e nobile, per l'invecchiamento dei vini più pregiati. 

21) “Il Torchietto” 

Strumento che veniva utilizzato per la spremitura delle vinacce. Nell'effettuare l'operazione di torchiatura venivano inseriti al di sopra e al di sotto della massa da spremere degli spessori in legno (al càsti) disposti in modo trasversale e alterno per facilitarne la compressione e contenere la fuoriuscita di liquido. Da annotare come, pur se lievemente differente come struttura, presso l'Istituto Luparia un torchio da alcuni anni viene utilizzato per la spremitura delle olive. 

22) “Falciatrice e torchio” 

La màchina da tajà i prà veniva utilizzata per il taglio dei prati e poteva essere adattato ad un singolo animale o ad una coppia di buoi o cavalli. L'organo falciante era costituito da una barra porta lama entro la quale si muoveva una sega o lama di taglio, munita di denti triangolari di acciaio.Veniva utilizzata in sostituzione del pesantissimo lavoro di falciatura dei prati con la falce ienaria (la rànza) o più semplicemente con la falce (al fèr). Il Torchio (in dialetto "al tòrch"),invece, serviva per la spremitura delle vinacce, in cantina. 

23) “Interni….di vita contadina” 

All'interno di una abitazione contadina, di una stalla, di un portico, questi erano alcuni degli oggetti di uso comune che si potevano trovare: al previ, l'arà, l'erpi, al rastè....... Tanti oggetti di antichissima tradizione - oggi ai più sconosciuti - ma che rappresentano un retaggio non solo di tradizioni, ma di cultura "immateriale" la cui memoria si intende preservare per le generazioni che verranno. 

24) “La pietra da cantoni: Cave e Cavatori” 

Non sembri improprio accostare le Cave ed i Cavatori al mondo contadino: prestati alla campagna erano molti Cavatori, che per la sussistenza della propria famiglia non potevano fare a meno di una vigna e di un campo da coltivare; né se pensi che la pietra da cantoni - ricavata dalle Cave del territorio - fosse estranea alla vita contadina. Da essa si ricavavano cantine ed infernot; con essa si erigevano case, stalle, cascine. 

25) “Valle Ghenza: la valle del Tartufo bianco” 

Benvenuti alla scoperta del Trifulau e del Tartufo bianco della Valle Ghenza: un gioiello prezioso che la passione del Trifulau fa giungere sulle nostre tavole. All'interno del “peso”, un piccolo Museo. 

26) “Il voltafieno”

Macchinario costituito da una serie di forchini che, azionati in modo alterno dal movimento delle ruote messe in movimento dalla trazione animale, rivoltavano l'erba che era stata falciata e lasciata a terra, affinchè seccasse uniformemente al sole. Veniva utilizzata in sostituzione al pesantissimo lavoro manuale di rivoltamento dell'erba sfalciata, che coinvolgeva uomini donne e giovani di intere famiglie.

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Dobbiamo ringraziare i molti privati, non solo rosignanesi, ma anche di altri centri del Monferrato che hanno collaborato con il Comune alla realizzazione del Museo, donando vecchi attrezzi e preziosi manufatti del passato, usciti da solai, cantine, portici e che hanno acquisito nuova dignità perché potranno essere goduti e studiati dai tanti che percorreranno le nostre strade.

 

IL CONSORZIO

Il Consorzio Operatori Turistici Asti e Monferrato - Sistema Monferrato è un consorzio di operatori turistici con sedi operative e di rappresentanza ad Asti e Alessandria. E' stato riconosciuto dalla Regione Piemonte come "consorzio di rilevanza regionale" ai sensi della LR 14-2016. Il territorio di riferimento è la provincia di Asti e di Alessandria. Il Consorzio per promo-commercializzare il prodotto turistico ha stretto accordi di co-marketing con Enti pubblici e privati di altre aree del Piemonte, della Liguria e della Lombardia.

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